Questo articolo è la madre di tutti gli altri. E’ importante fare subito chiarezza su che cosa E’ e che cosa NON E’ il counseling… Così, giusto per scansare via possibili equivoci e partire sereni 🙂 !!!
Il counseling – professione disciplinata dalla legge 4 del 2013 – è una relazione d’aiuto, attraverso la quale il counselor accompagna una persona in un percorso breve e mirato (circa dieci incontri) per trovare ed attivare le risorse interiori che spesso non si sa nemmeno di avere, attraverso strumenti specifici del counseling, al fine di superare un momento di difficoltà e vivere la quotidianità con maggior benessere.
Il counselor NON è uno psicologo, NON è uno psicanalista, NON è uno psichiatra e NON può curare patologie, non essendo una professione sanitaria. NON può lavorare su disturbi di carattere psicologico o della personalità. NON può intervenire quando vi è necessità di una ristrutturazione profonda della personalità, non può seguire persone affette da dipendenza (ma può fornire, ad esempio, supporto ai suoi familiari).
Quando il counselor si trova di fronte ad una persona che vorrebbe intraprendere un percorso, ma presenta connessioni con una problematica accostabile a quanto sopra citato, dovrà obbligatoriamente fare un invio della persona ad un professionista sanitario (psicologo, psichiatra, psicoterapeuta) e non potrà più per alcun motivo procedere con gli incontri individuali.
Ma allora perché scegliere di rivolgersi ad un counselor?

Il counselor può accompagnare una persona in modo mirato e concreto a trovare e ad attivare risorse (che sovente non si sa nemmeno di avere) per affrontare più serenamente una situazione di difficoltà anche importante, quale può essere un lutto, una separazione, una diagnosi difficile da accettare, una crisi di coppia o relazionale, un rapporto genitore-figlio difficoltoso, il reinserimento o una difficoltà nel mondo del lavoro, un momento di confusione.
Chiariamo subito: queste difficoltà non hanno alcuna connessione con la necessità di una profonda ristrutturazione della personalità ed il counselor non solo non può, ma nemmeno pretende e non è interessato ad avvicinarsi a questo tipo di percorso, che è di competenza di altro genere di professionista, in particolare del professionista che svolge una professione sanitaria (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra), al quale deve fare un invio in casi specifici che ne richiedano l’intervento.
Gli strumenti che il counselor utilizza sono applicabili nella vita di tutti i giorni, anche una volta terminato il percorso, hanno un riscontro concreto e vogliono essere di supporto nella ricerca del benessere o del superamento di una difficoltà. Non sono strumenti da utilizzare per la ricerca della fonte di eventuali malesseri e non possono e non devono essere considerati strumenti curativi.
Il counselor non va a lavorare sul passato ma lavora sul QUI ED ORA, attraverso l’attivazione di risorse che fanno già parte di noi.









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