“Volerò”. Disse il bruco. Tutti risero. Tranne le farfalle.

Quando una scelta può dirsi davvero libera?

Quando una scelta può dirsi davvero libera?

Quando una scelta può dirsi davvero libera?

Sono stata invitata ad un matrimonio, l’invito mi è arrivato quasi un anno fa quindi ero sicura che quel giorno sarei stata a quel matrimonio, insieme al mio compagno, invitato con me in quanto mio compagno (ma non legato agli sposi).

Il matrimonio è di una mia collega con cui ho un rapporto che può praticamente amicale, ci conosciamo da più di dieci anni e e ci vediamo tutti i giorni al lavoro, con tanti momenti di confidenza, chiacchiere, “consulenze” su cose personali. La mia compagna di pause e di confidenze.

Qualche settimana fa – la sfiga si sveglia sempre in tempo – il mio compagno ed io veniamo informati del futuro matrimonio di una coppia di amici che frequentiamo abitualmente, lui è uno dei suoi migliori amici. Che bello – adoro i matrimoni!

Lui mi guarda e dice… “Sì, bellissimo! Però… C’è un piccolo problema… Il matrimonio sarà il giorno X”. LO STESSO GIORNO DELL’ALTRO MATRIMONIO.

Lui mi dice che (giustamente) andrà al matrimonio del suo amico e mi dice ovviamente di fare la mia scelta libera.

Ora, mi rendo conto che non sto raccontando di una disgrazia. Ma per me è stata una mini-catastrofe. Ho pianto quella sera, sulla spalla del mio compagno che tenerissimo mi ha ascoltata, ma era un po’ sgomento di fronte alla mia reazione forte.

Mi fa un po’ sorridere ripensandoci, mi guardava a metà tra lo shock nel vedermi così e il sincero dispiacere per la mia difficoltà. Più che altro mi ascoltava e osservava perché voleva capire come mai per me fosse un momento tanto difficile, nonostante per lui questo malessere fosse difficile da comprendere… Lo amo anche per questo, ma questa è un’altra storia!

Effettivamente, dall’esterno può sembrare esagerato piangere per due inviti lo stesso giorno. Può dispiacere, dopodiché si sceglie, si comunica la propria scelta e ci si assume la responsabilità di avere scelto.

Bam! Ecco il problema centrato come un bersaglio.

Assumersi la responsabilità di scegliere liberamente, cioè liberi da ogni condizionamento. Ascoltare se stessi e scegliere quello che si vuole davvero. Non quello che pensiamo che gli altri si aspetterebbero da noi per non offendersi, per pensare che siamo le migliori persone del mondo, che non li deludiamo. Ma proprio scegliere dal proprio io più profondo, dal proprio cuore. Sapendo che questo forse deluderà qualcuno e che saremo noi con la nostra scelta ad avere causato quella delusione.

E questa delusione che cosa potrebbe comportare? Disappunto, caduta dell’opinione su di noi, forse offesa. Come si fa a sopportare di avere su di noi uno sguardo di disapprovazione per avere scelto deliberatamente di deludere?

Sono stata giorni a tormentarmi. Nell’immediato l’unica soluzione che mi è venuta in mente è stata: il mio compagno dalla coppia di amici, io dalla coppia della mia collega-amica e suo fidanzato.

E’ la soluzione oggettivamente più giusta, non scontenta nessuno ed entrambi ne usciamo bene.

Ma poi passano i giorni e la mia morsa allo stomaco non molla. C’è qualcosa che stona in questo programma apparentemente perfetto… E’ qualcosa nel profondo che mi dice che non sto facendo la mia scelta, quella da persona libera, che decide di seguire il proprio cuore. Ho pianto perché quel giorno avrei voluto essere ad entrambi i matrimoni, questa è la verità. Ma la seconda verità è che ho pianto perché quel giorno io desidero essere accanto al mio compagno!

La terza verità è che ho pianto anche perché sono consapevole che faccio fatica a dare retta a me stessa, seguo invece ancora spesso la voce della mia paura, del mio tema personale su cui lavorare: la fissazione di non deludere le aspettative degli altri su di me. Il modo in cui ho funzionato per una vita! Ciò che ha condizionato me e le mie scelte tante, troppe volte.

Per anni ho detto di sì agli altri dicendo di no a me stessa. E questo mi ha portata a fare molte scelte che non mi corrispondevano, a correre di qua e di là da persone che mi pretendevano solo per colmare i loro bisogni. Tutto questo per non deludere le aspettative e… Non rischiare di perdere l’amore degli altri. Ecco la chiave.

Ma se viviamo in funzione di non deludere le aspettative altrui alla fine vivremo deludendo le aspettative che noi abbiamo su noi stessi, abbassando l’autostima, compiendo scelte condizionate da una “compulsione”: queste non sono vere scelte, sono tranelli del nostro inconscio.

Se vogliamo veramente salire di livello nella nostra crescita personale, dobbiamo imparare ad ascoltarci, a chiederci “ma io, che cosa voglio veramente? Che cosa sento dentro? Che cosa farei se fossi libera di scegliere?”. La risposta arriva in fretta… Poi bisogna farci i conti e tirare fuori il coraggio di viverla e caricarsi della responsabilità di dover dire di no a qualcuno, correndo il rischio di deludere e forse perdere la stima di quella persona. Ma di essere orgogliosi del nostro cammino in evoluzione e di innalzare la stima che noi abbiamo di noi stessi, la vera stella polare che non dobbiamo perdere di vista. E allora ci ameremo davvero! E gli altri non potranno che amarci davvero. E chi non ci amerà… Tant’è!

Com’è finita? E’ finita che riuscirò grazie al fatto che l’una è al mattino e l’altra al pomeriggio a partecipare in parte ad una e in parte all’altra. Questo mi ha fatta sentire molto più leggera, ma la soluzione che ho trovato non mi ha dato modo di risolvere la mia disfunzione legata al dover fare contenti gli altri… Ci saranno altre occasioni :-).


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