“Volerò”. Disse il bruco. Tutti risero. Tranne le farfalle.

La mia prima esercitazione di counseling è andata malissimo.

La mia prima esercitazione di counseling è andata malissimo.

La mia prima esercitazione, fatta da osservatrice, è andata malissimo.

Durante il corso di counseling sono previste molte ore di tirocinio oltre alle lezioni e tra queste ci sono esercitazioni interne (veri e propri colloqui di counseling) portate avanti tra i corsisti.

Queste consistono nella formazione di piccoli gruppi sempre diversi da una volta all’altra e che hanno come scopo quello di esercitarsi e sviluppare dimestichezza e strumenti.

Quando entro in campo io per la prima volta, solo da osservatrice del colloquio essendo la mia prima volta, ho il compito di restare sullo sfondo, in silenzio, per poi dare un feedback (solo al counselor).

E’ stato un esordio disastroso (sì, sto dando un giudizio. Sì, dovrei ritirare il giudizio, ma è proprio difficile).

Il colloquio è nella prima parte scorrevole e funzionale, poi qualcosa si rompe e il counselor entra in difficoltà – assolutamente legittima e naturale, dato che siamo tutti a scuola. Sceglie di interrompere il colloquio scusandosi e questa esercitazione finisce così.

A questo punto tocca a me intervenire uscendo dallo sfondo. E qui cado con tutti e due i piedi nel giudizio e tiro fuori tutto quello che non era da tirare fuori, proprio VIETATO al mio ruolo di osservatrice.

Mi esce dalla bocca, così. Quando si dice aprire la bocca e darle fiato.

Tiro fuori che quello che penso sia mancato al counselor ma riferendomi all’utilizzo di un certo strumento, come a dire “hai proprio sbagliato”. Ovviamente non l’ho detto, ma è suonato così :-(.

Con una frase sola ho emesso un giudizio, tirato fuori una parte di me superba (io che sono a metà del primo anno, da che pulpito) e probabilmente mi sono pure resa antipatica. La mia prima esercitazione tra corsisti è stata decisamente fallimentare. Ho peccato di mancanza di empatia, professionalità, superbia.

Perché lo sto raccontando?

Perché spero che metterlo per iscritto mi aiuti a perdonarmi. Perdonarsi e metterci una pietra sopra può fare miracoli… E’ amore e luce per se stessi, è evolvere, è creare spazio.

E perché il mio percorso per diventare counselor è anche questo: assumermi la responsabilità di vedere i punti sui cui lavorare, per evolvere e guardare avanti, senza dimenticare da dove sono partita. Un giorno leggerò questa pagina e… Chissà forse proverò tenerezza o simpatia.


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