“Volerò”. Disse il bruco. Tutti risero. Tranne le farfalle.

La zona di comfort.

La zona di comfort.

Uno dei miei autosabotaggi preferiti è la zona di comfort, recinto dorato in cui mi chiudo e… Aspetto.

“A comfort zone is a beautiful place, but nothing ever grows there.”

In particolare nel lavoro.

Sono cresciuta con il mito del posto fisso, con l’importanza di portare avanti un percorso di studi in grado di darmi un titolo che mi consentisse di ottenere l’anelato contratto a tempo indeterminato.

Ero attratta dagli studi psicologici e filosofici, ma quando si è trattato di scegliere mi sono fatta prendere dai consigli di tanti intorno che mi incitavano a scegliere un percorso “sicuro”, quello che in quel periodo storico pareva rassicurare sulla possibilità di lavorare in breve tempo una volta terminato. E non tanto i miei genitori, che mi hanno sempre lasciata libera di scegliere, quanto più “tutti gli altri”.

Così ho scelto – IO HO SCELTO, questo è punto (collegamento che mi viene spontaneo con il terzo articolo di questo blog… Quando una scelta è libera?), un percorso di studi lontano dalle aspirazioni della mia anima e del mio cuore, ma che prometteva concretezza. Computer, scrivania e contratto.

Con il risultato che faccio un lavoro (onesto e nobilissimo, bisogna dirlo) che però decisamente non è “il mio”. Da anni.

Perché? Ok, lo stipendio mi serve per vivere. Ma anche perché la zona di comfort che mi sono creata ha il cancello serrato e non ho ancora trovato la chiave per aprirlo.

Perché la paura del cambiamento finora ha avuto la meglio. Perché per anni ho vissuto raccontandomi che non potevo chiedere di meglio che sapere di poter contare su uno stipendio fisso (per carità, il lavoro è sacro e non lo sto sminuendo, però si può anche provare a farne uno che ci risuoni se ne abbiamo la possibilità, no?). Mi sono sempre detta… Pazienza se non ho inseguito le mie passioni e i miei sogni, meno male che arriva sempre il venerdì.

Intanto il tempo è passato, molto tempo. Due decenni. Nulla è cambiato – dal punto di vista lavorativo. Non ho nemmeno mai avuto il coraggio di cambiare luogo di lavoro pur di non lasciare il territorio conosciuto per terre aziendali sconosciute. Però qualche anno fa è cambiata la mia vita nel campo personale, ho avuto il coraggio di compiere scelte importanti (la risorsa che ho impiegato, quella del coraggio, mi ha richiesto una marea di tempo per essere attivata) e queste scelte mi hanno portata ad essere veramente felice e realizzata nella sfera privata.

Questa pienezza ha a sua volta messo in moto una macchina a livello profondo… Il bisogno di cercare la completezza anche nella sfera professionale. Ho sentito il richiamo e mi sono messa in ricerca attiva per potermi realizzare a 360 gradi.

Dopo mesi di riflessioni e con le antenne sempre alzate è arrivata l’ispirazione.

Ho trovato una scuola di counseling che sto frequentando da meno di un anno ma mi sta già dando tantissimo e stavolta credo proprio che riuscirò ad attivare le risorse per uscire un giorno dalla zona di comfort, un giorno avrò nella mia cassetta degli attrezzi la chiave per aprire il cancello e volare leggera nell’arcobaleno delle mie aspirazioni. Quali risorse? Quando lo scoprirò prometto che le condividerò :-).


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