“Volerò”. Disse il bruco. Tutti risero. Tranne le farfalle.

Relazioni tossiche e come (cercare di) non caderci

Relazioni tossiche e come (cercare di) non caderci

L’argomento è tanto delicato quanto per molti di noi ormai sentito e già risentito. Ma è importante, secondo me, continuare a fare prevenzione, parlarne, insistere sulla diffusione della conoscenza di questa insidia, perché anche chi crede di essere forte e legato alla propria libertà può caderci. Soprattutto i più giovani.

Naturalmente una relazione (di qualsiasi tipo, sentimentale ma anche amicale – in questo articolo voglio soffermarmi sul primo tipo) non nasce tossica, anzi nei primi istanti sembra molto promettente, ma se si è un po’ scafati si può scorgere qualcosa di poco sano fin da subito: la fretta nel costruire il rapporto da parte dell’altro, la lusinga eccessiva, parole strabordanti d’amore nei nostri confronti tirate fuori quasi subito: il famoso LOVE BOMBING.

Troppo spesso il love bombing si maschera da COLPO DI FULMINE. Conosciamo qualcuno, andiamo al primo appuntamento con questa persona e, nell’arco di tre ore, veniamo sommersi dal suo fascino irresistibile, da un carisma eccezionale, ci ubriaca di parole lusinghiere, ci guarda negli occhi come se ci si perdesse.

Addirittura c’è chi fa durare questo primo appuntamento sei o sette ore per stordire al massimo l’altra persona e arrivare nell’arco della stessa serata a parlare di matrimonio e bambini, portando l’altra persona – soprattutto se carente di affetto o se ha una personalità poco strutturata – ad innamorarsi perdutamente. Lasciando cadere le difese dopo due ore, mettendo il proprio cuore in mano all’altro/a senza aspettare di conoscerlo/a un minimo.

Se non si ha qualche sospetto fin da subito, in una circostanza come questa, il rischio di cadere in un vortice da incubo è altissimo.

Chi ha fretta di farci innamorare e non si dà – e non ci dà – il tempo di conoscerci un po’ prima di dire “ti amo” DEVE come minimo farci dormire con un occhio aperto.

No, non sto sottintendendo niente che riguardi l’avvicinamento fisico. Ci si può avvicinare ad una persona fisicamente anche il giorno stesso tenendo le proprie sane difese un pochino alzate, almeno per qualche settimana, giusto per capire chi si ha davanti.

Dico questo perché la stragrande maggioranza dei manipolatori (narcisisti & co.) usa questo stratagemma per disarmare subito la potenziale “vittima” e attaccarsi al suo collo come un vampiro. Nel giro di poche settimane inizierà a seminare il maleficio: inizierà con qualche critica più o meno innocua, magari con qualche scatto d’ira di solito totalmente immotivato. Inizierà anche a dare all’altra persona della stupida perché non capisce niente.

La “vittima” sarà talmente tramortita da questi comportamenti strani e nuovi, così in disaccordo con tutto il mare di parole d’amore ricevute fino a un minuto prima, che resterà immobile come un animale in mezzo alla strada quando un’auto gli punta addosso i fari nella notte.  Dirà a se stessa: ma va, che vado a pensare, è solo nervoso/a, forse è colpa mia, forse un po’ ha ragione, è così innamorato e perfetto che non può che essere un momento di nervoso e passerà subito.

Infatti generalmente i primi mesi sono così. Tanto miele e tanto “amore” con qualche piccola interruzione a base di critiche e parole sprezzanti.

Poi però con il passare del tempo non solo questi momenti “down” si ripresentano, ma iniziano a tornare con una frequenza sempre più ravvicinata, fino a diventare la quotidianità intervallata da momenti “up” in cui il manipolatore regala alla vittima un cucchiaino di miele per sfamare la sua fame d’amore, che diventa un amore sempre più ossuto, magro, scarno. La vita della “vittima” sarà sempre più difficile, triste, solitaria, stanca, esasperata, piena di rabbia e di disistima verso se stessa. La sua personalità verrà fatta a pezzi. Non capirà più chi è e le mancherà il ricordo di quella che era. Penserà ogni giorno al suo passato, quando era una persona libera di essere se stessa, ora solo un burattino triste.

Su questo mi fermo. Il percorso per uscire da tutto questo è lungo, faticoso, doloroso, ma possibile. E bisogna chiedere aiuto se si sente di essere in un buco nero non si sa come venirne fuori. E ancor più se ci si sente in pericolo!

Un giorno (lavorandoci con un esperto come uno psicoterapeuta o rivolgendosi ad un centro antiviolenza) ci si renderà conto di essere attore sullo stesso palcoscenico del manipolatore, attivi quanto lui nella tragicità di quella che è diventata la propria esistenza, e quello sarà il momento della svolta, ma richiederà una forza sovrumana, interiore, morale, fisica, emotiva.

Dopo questa descrizione cruda e reale di un percorso verso l’abisso che sono sicura nessuno vorrebbe scegliere, tornerei al principio: come si può evitare di cadere in un tranello del genere?

Può sembrare scontato, ma l’antidoto è – come sempre – la prevenzione. Parlarne, parlarne, parlarne. Pazienza se riviste on line, social, eccetera, già straparlano di questo argomento. Bisogna parlarne nelle scuole, nei gruppi giovanili, nei gruppi meno giovanili, in televisione, in radio. Bisogna continuare a diffondere la conoscenza del pericolo, come per anni si è fatto (si fa ancora? Spero di sì) per le droghe e per l’uso dei contraccettivi.

Non è giusto che si cada in un buco nero solo perché si viene a conoscenza dell’esistenza di una dinamica così malsana solo nel momento in cui ci si è già caduti con tutti e due i piedi. Le persone hanno diritto di sapere che esistono questi meccanismi tremendi, che ti risucchiano nel loop simile a quello della droga. Cose che i primi tempi euforizzano e dopo uccidono.

Il love bombing, il bombardamento d’amore eccessivo, immotivato, esagerato, esasperato, senza conoscenza dell’altra persona, è pericoloso e nasconde insidie. Quasi sempre. Non smettiamo di scriverlo, non smettiamo di raccontarlo. Non smettiamo di ignorarne l’esistenza pensando che “tanto non ci riguarda”. Perché a tutti (non solo alle donne ma anche agli uomini) può capitare di essere vulnerabili in un momento della propria vita e solo se si è a conoscenza di certe dinamiche si può sperare di riconoscere possibili “attacchi” da parte di persone con intenzioni malsane e riuscire così a tutelarsi.

Nel concreto: per cercare di non caderci bisogna fermarsi ad osservare la situazione dall’alto, ascoltandosi e chiedendosi: è possibile che ci conosciamo da poche ore o da un paio di giorni e questa persona mi parli d’amore, matrimonio, figli, convivenza, senza farmi domande su di me per conoscermi? Perché se ci si mette in osservazione ci si rende conto che a queste persone di noi e di come siamo fatti non interessa un tubo, non ci fanno domande sincere lasciandoci parlare di noi e prestando attenzione, ci stordiscono e basta.

Non posso e non voglio dare altri consigli, ma credete ad una esperta sul campo che l’ha vissuto sulla sua pelle e si è confrontata con tante storie simili: occhi aperti con chi vi fa cadere con l’arma della lusinga e… Occhio al troppo che stroppia.


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